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Tar Lazio -Roma Sentanza del 27/07/2015

 

I periti assicurativi esclusi dall’albo dei Ctu 28/08/2015

La sentenza del Tar Lazio Bloccato il ruolo dei periti assicurativi dall’albo dei Ctu (consulenti tecnici di ufficio). A dirlo il Tar del Lazio che in una sentenza (9947/15) ha accolto il ricorso promosso dal Collegio dei periti industriali di Frosinone con l’intervento ad adiuvandum dello stesso Consiglio nazionale di categoria e del Consiglio nazionale degli ingegneri, implicitamente affermando (come prevede la legge) che in quell’elenco possono essere inseriti solo i professionisti iscritti a un ordine o un collegio professionale. La vicenda prende le mosse da un reclamo proposto dai periti industriali di Frosinone contro il presidente del tribunale di Cassino che, secondo i ricorrenti, aveva permesso l’iscrizione di sei periti assicurativi all’Albo dei Ctu senza che questi fossero in possesso dei requisiti previsti dalla legge, cioè l’iscrizione a un ordine o collegio professionale. In sostanza per il tribunale in questione era sufficiente far parte del ruolo nazionale dei periti assicurativi, istituito con la legge n. 166/92 e recepito dal dlgs 209/2005. Dopo aver presentato reclamo davanti alla Corte d’appello di Roma, che ha confermato la decisione del tribunale di Cassino, i periti industriali di Frosinone decidono di andare però davanti al giudice amministrativo. Secondo il tribunale capitolino «la decisione di non espungere dall’albo dei Ctu di Cassino i periti assicurativi è stata assunta da un collegio illegittimamente composto, attesa la presenza nello stesso di un rappresentante dell’Isvap». Secondo la legge, infatti, l’albo dei Ctu è formato da un comitato, chiamato a decidere sui titoli e i requisiti per il mantenimento dell’iscrizione, costituito dal presidente del tribunale, dal procuratore della repubblica, da un professionista designato dall’ordine o dal collegio della categoria a cui appartiene chi ne richiede l’iscrizione e da un rappresentante della camera di commercio nel caso di periti estimatori. Nel caso specifico la convocazione era stata estesa anche ad un rappresentante designato dall’Isvap la cui presenza per il Tar è illegittima. E, seppure non ha un’influenza concreta, è sufficiente la mera presenza all’interno del comitato per invalidare l’intero processo decisionale. La conseguenza diretta è che i periti assicurativi non possono essere assimilati agli iscritti a un ordine o collegio professionale, i cui rappresentanti sono gli unici soggetti individuati dalla legge e legittimati a partecipare alle adunanze del comitato. Viene quindi ribadito, hanno affermato i consigli nazionali di periti industriali e ingegneri, «il ruolo degli ordini professionali, istituiti per legge come rappresentanti di una data categoria, contro i tentativi di ridimensionarne la funzione, o di confonderli con altri organismi, privi di rappresentanza degli iscritti».

 

Assicurazioni: ecco i tranelli che vi fanno retrocedere nella classe di merito Per conquistare la classe di merito 1 ci vuole una vita, ma per ripiombare nelle retrovie basta una svista. La colpa è delle assicurazioni (e delle leggi varate dal parlamento). Ecco come evitare di ritrovarsi brutte sorprese

Scalare la classe di merito nella propria polizza assicurativa è un’impresa lenta e paziente, degna di un eroe dell’antica Grecia. Ma retrocedere è velocissimo, anche senza esserselo meritato. Il nuovo assicurato parte nelle retrovie, in classe 14, e poi ogni anno, se non commette sinistri, guadagna timidamente una posizione. Il traguardo della prima classe di merito sembra un miraggio, un’oasi felice ma irraggiungibile. Alcuni perdono le speranze, mentre qualcuno vocifera che neppure esista per davvero. Eppure c’è chi, dopo anni di guida virtuosa, ce la fa per davvero e conquista la sospirata classe di merito 1, che dovrebbe garantire tariffe più vantaggiose.

“Anni per costruire, attimi per distruggere”

Le compagnie assicurative però studiano di notte come rendere vero il detto “anni  per costruire, attimi per distruggere”. Già perché se per conquistare la classe di merito più vantaggiosa occorre (quasi) una vita, per perderla basta un istante. I tranelli infatti si annidano dietro ogni angolo – o meglio dietro ogni modifica delle normative – e se non ci si documenta con attenzione si rischia di mandare tutto all’aria. Il primo rischio si corre quando si decide di cambiare la vettura,  per esempio vendendo la vecchia e attendendo qualche tempo prima di acquistarne una nuova.

In questo caso, dal momento che le compagnie hanno ottenuto col decreto Bersani  di associare la RC Auto alla vettura e non più all’automobilista, bisogna sempre (!) ricordarsi non disdire la vecchia polizza ma solo di sospenderla in attesa di fare il trasferimento sulla nuova vettura. Solo in questo modo infatti è possibile conservare la propria classe di merito, maturata dopo anni di fatiche. Chi risolve il vecchio contratto senza fare il trasferimento, magari firmando una nuova polizza con una compagnia ritenuta più conveniente, ripartirà dal punto di partenza senza diritto di appello. Tutto da rifare quindi, con il meccanismo bonus-malus che “si azzera”, e che rispedisce lo sciagurato assicurato nella classe che gli spetta in funzione del certificato di “buona condotta”, ovvero dell’attestato di rischio.

Certificato di buona condotta: il trucco per tenere i prezzi alti

A proposito del quale dobbiamo far notare che  non dice tutta la verità, cioè è molto reticente sui meriti degli automobilisti, mentre dice tutto sugli incidenti provocati. Infatti le compagnie ne hanno limitato la funzione solo agli ultimi cinque anni di guida, dimeticando volutamente chi non commette incidenti da molti anni. Chi non denuncia sinistri da 40 anni, per esempio, finisce per essere considerato, agli occhi dell’assicuratore, virtuoso tanto quanto chi non è coinvolto in un incidente da soli 5 anni.

Le compagnie assicurative però studiano di notte come rendere vero il detto anni  per costruire, attimi per distruggere

Auto nuova? Rc Auto gratis per un anno, un arma a doppio taglio

Ma di recente è venuto alla luce un nuovo trucchetto per penalizzare le polizze. Ultimamente infatti sempre più costruttori ingolosiscono i clienti con un anno di polizza Rc Auto gratuita in caso di finanziamento. Un regalo che fa gola a molti, specialmente ai neopatentati e soprattutto in alcune zone d’Italia, dove i prezzi delle assicurazioni rasentano cifre folli. Il problema non appare istantaneamente, ma  al momento del successivo rinnovo. Una volta scaduto l’anno di polizza gratuita  molti automobilisti infatti non sono riusciti a veder riconosciute  nuovamente le condizioni assicurative che avevano maturato in precedenza, con un’altra vettura.

Alle assicurazioni non conviene ritrovarsi con profili assicurativi troppo virtuosi

 

In pratica molte compagnie non sono disposte a riconoscere l’anno di copertura gratis, né ad applicare la Legge Bersani (la legge 40/2007), che consente di applicare all’assicurato la classe di merito più vantaggiosa di un familiare. Scaduta quindi la polizza gratuita,  questi automobilisti si sono ritrovati a ripartire dalla classe di merito 14. L’inghippo nasce dal fatto che questo tipo di contratti “gratuiti” viene stipulato in serie con una formula apposita,  a libro matricola e non con la classica scala bonus-malus, esattamente come una nuova polizza. Pertanto, una volta esauritosi l’ omaggio si deve ricominciare daccapo. Sembra che nel trabocchetto siano caduti migliaia di automobilisti, e il probema sia venuto a galla.

Ivass fin troppo timida…

Dopo le polemiche alcuni costruttori, come l’intero Gruppo Volkswagen (fonte: Quattroruote), hanno deciso di non utilizzare più contratti a libro matricola e di consegnare ai clienti un attestato che permetta loro di conservare la classe di merito maturata in precedenza anche alla fine dell’anno omaggio. Altri costruttori però continuano ad offrire la classica polizza, quindi l’Ivass (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni) è intervenuto con la sua alta autorità a sanare la situazione: in pratica consiglia di informarsi molto bene prima della stipula di un eventuale contratto in offerta. In Paesi più attenti alla trasparenza, le assicurazioni non avrebbero neppure potuto sognarsi di ricorrere alle furbate che abbiamo descritto sopra. Se andate a New York, nella V Strada, trovate un cartello di divieto di sosta: dice “Non farti neppure venire in mente di fermarti qui”. Ecco l’Ivass avrebbe dovuto dire qualcosa del genere alle compagnie che fanno questi giochetti.

 

Il cartello a New York: “Don’t even think of parking here”. Dall’Ivass ci saremmo aspettati un tono di questo tipo nei contronti delle compagnie…

new york don't even think of parking here

 

Enrico De Vita

Matteo Valenti

28/04/2015

 

Taglio ai risarcimenti RCA: arriva la folle norma retroattiva

La lobby delle assicurazioni colpisce ancora. La commissione giustizia aveva stroncato il ddl concorrenza, ritenendo le norme sulla Rc auto un regalo alle compagnie, ma i relatori del provvedimento Andrea Martella e Silvia Fregolent, vicepresidenti del gruppo Pd a Montecitorio, non ne hanno volute sentire. Lunedì, hanno presentato alle commissioni finanze e attività produttive un emendamento che secondo l’avvocato Marco Bona, esperto di responsabilità civile e risarcimento danni, “conferma la volontà governativa di ridurre drasticamente i risarcimenti”. Non basta: prevede pure che i nuovi criteri valgano con effetto retroattivo. Insomma, incide sui sinistri passati e futuri. Il comma 2 bis recita, infatti, che i parametri previsti dalla nuova tabella unica nazionale (lo strumento per calcolare il valore da attribuire a ogni punto di invalidità causato dall’incidente) “si applicano anche alle richieste di risarcimento del danno pendenti alla data di entrata in vigore della presente legge”. Tuttavia, le assicurazioni premono ancora più forte: si chiede tanto, per ottenere alla fine qualcosa. L’Ania, che le rappresenta quasi tutte (non un colosso come Unipol, comunque anch’esso in pressing), per bocca del presidente Aldo Minucci, vuole tempi di approvazione ultra-rapidi:“Sul risarcimento dei danni biologici da incidenti stradali abbiamo sempre ribadito l’importanza dell’approvazione della tabella in tempi celeri, prevedere che tutto debba ripartire da zero vuol dire che i tempi saranno ancora dilatati”. Alla determinazione e approvazione della tabella “è collegata la definizione del danno non patrimoniale, una componente indispensabile per la riduzione dei prezzi delle Rc auto”. La misura è attesa già dal 2005 e che questo emendamento, “pur non cambiando la norma fa ripartire il tavolo e complica ulteriormente la questione con un passaggio parlamentare”.

UN RIMBORSO UNICO – Tecnicamente, parliamo di “danno biologico come la lesione temporanea o permanente all’integrità psicofisica della persona suscettibile di accertamento medico-legale che esplica un’incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito“. La nuova tabella per la quantificazione del danno non patrimoniale mira a prevedere riferimenti unici, fissi e certi per tutto il territorio nazionale in caso di lesioni di non lieve entità derivanti da sinistro stradale. La tabella unica sarà messa a punto da più ministeri al fine di razionalizzare i costi gravanti sulle assicurazioni e sui consumatori (in termini di onerosità delle polizze). Insomma, diciamolo, le compagnie spendono meno, e così le tariffe Rca si dovrebbero abbassare. La tabella, unica per tutto il territorio della Repubblica, riguarderà le menomazioni alla integrità psicofisica comprese tra 10 e 100 punti; il valore pecuniario da attribuire a ogni singolo punto di invalidità comprensiva dei coefficienti di variazione corrispondenti all’età del soggetto leso.

LESIONI GRAVI – I valori economici saranno fondati sul sistema a punto, variabile in funzione dell’età e del grado di invalidità del soggetto leso. Il valore economico del punto è funzione crescente della percentuale di invalidità e decrescente dell’età del soggetto, sulla base delle tavole di mortalità elaborate dall’Istat, al tasso di rivalutazione pari all’interesse legale. Il danno non patrimoniale temporaneo inferiore al 100 per cento è determinato in misura corrispondente alla percentuale di inabilità riconosciuta per ciascun giorno. Ci riferiamo a chi perde un braccio o una gamba, a un tetraplegico.

LESIONI LIEVI – Per le lesioni, invece, di lieve entità derivanti da incidenti stradali, il ddl prevede che il risarcimento del danno biologico sia liquidato per i postumi da lesioni pari o inferiori al nove per cento un importo crescente in misura più che proporzionale in relazione a ogni punto percentuale di invalidità. Il valore del primo punto è pari ad euro 795,91. A titolo di danno biologico temporaneo, è liquidato un importo di euro 39,37 per ogni giorno di inabilità assoluta. Insomma, la ferita non grave. Su cui ci sarebbe molto da ridire, in quanto diverse patologie emergono a distanza di anni, senza essere però risarcite, senza considerare lo choc emotivo che si trascina nel tempo e che non viene indennizzato. Pareva che il governo Monti, con il superbollo e le accise, e con il regalo alle assicurazioni in materia di colpo di frusta, fosse il peggiore degli ultimi 30 anni per gli automobilisti. Pareva. In realtà, il governo Renzi, lo stesso che ha introdotto il bollo per le auto storiche, è ancora più sensibile al richiamo della lobby assicurativa: complimenti.

di E.B.

 

Danni da sinistro stradale: sì a competenza nel luogo di residenza dell’attore

Giudice di Pace, Novara, sentenza 30/04/2012 

La materia del risarcimento danni da sinistri stradali è fonte continua a costante di spunti per la riflessione giuridica sostanziale e processuale è si rivela, così, costantemente affascinante.

A questo proposito, si evidenzia un’interessante sentenza del Giudice di Pace di Novara che, nell’accogliere la domanda attorea di risarcimento dei danni fisici formulata, rigetta sia l’eccezione di incompetenza territoriale sollevata da controparte, sia le contestazioni avversarie in merito alla non riconducibilità all’evento sinistrorso delle lesioni fisiche lamentate.

Le circostanze dell’evento sono tra le più classiche: il veicolo attoreo, fermo ad uno stop, viene tamponato a tergo da altro veicolo sopraggiungente.

Nonostante la dinamica dello scontro sia stata pacificamente ammessa dalle parti mediante compilazione e sottoscrizione congiunta del modello di constatazione amichevole di sinistro, e, per l’effetto, la responsabilità del medesimo risulti chiaramente ascrivibile in via esclusiva al veicolo tamponante, il responsabile civile del mezzo provvedeva al ristoro del solo danno materiale, ma non del danno fisico patito.

Stremata da mesi di falliti tentativi di contatto con il liquidatore e sconcertata da questa inspiegabile inerzia, la danneggiata decide di promuovere vertenza giudiziale, citando in giudizio i proprietari del mezzo ed il responsabile civile – per la condanna solidale – avanti il Giudice di Pace avente sede nel luogo della propria residenza – Novara – (si precisa che, trattandosi di controversia instaurata precedentemente al marzo 2012, non era necessario il tentativo di conciliazione.)

Si costituiva in giudizio il solo responsabile civile, contestando la competenza territoriale del giudice adito e la non riconducibilità all’evento dei danni fisici lamentati dall’attrice, essendosi la stessa recata al PS solo 4 giorni dopo il sinistro ed essendo la violenza dell’urto, rilevata con riferimento alle deformazioni subite da mezzo, incompatibile con esse.

Con riferimento alla carenza di competenza territoriale, il convenuto fondava la propria eccezione argomentando in merito alla non applicabilità, in caso di responsabilità extracontrattuale, dell’art. 20 c.p.c. nella parte in cui statuisce la competenza del foro in cui l’obbligazione dedotta in giudizio deve essere eseguita; individuava ,quindi, tra i fori alternativamente competenti, soltanto quelli di cui agli articoli 18 e 19 (relativi alla residenza dei proprietari del mezzo ed alla sede legale del R.C.), ovvero quello del luogo in cui l’incidente si è verificato.

Resisteva all’eccezione la difesa attorea con argomentazioni di ordine giurisprudenziale e normativo, in riferimento al quadro interno ed europeo (in merito a quest’ultimo punto, rimando al contributo del Collega Michele Liguori).

In particolare, con riguardo alle argomentazioni giurisprudenziali che più di altre hanno incontrato l’interesse del Giudice, si è sostenuto che, in caso di fori concorrenti – cioè alternativamente competenti a conoscere di una certa questione – l’attore può scegliere quello ove radicare la causa:altrimenti detto, l’ordinamento consente all’attore di effettuare un’operazione di selezione che, mutuando un’espressione cara al diritto internazionale privato, ben potremmo definire di “forum shopping interno”.

Detta scelta è, evidentemente, basata su criteri di opportunità, anche economica, in relazione all’esigenza di contenere i costi derivanti dall’iniziativa processuale che, spesso, la vittima di incidente è costretta ad intraprendere a fronte della refrattarietà dimostrata dal responsabile civile alle richieste di risarcimento bonarie inviate.

Ciò premesso, ai fini di effettuare questa operazione di selezione, ben può l’attore fare riferimento anche all’art. 20 c.p.c. perché questa norma, che parla unicamente di obbligazioni, non può e non deve interpretarsi nel senso che essa distingua tacitamente tra obbligazioni ex contractu ed obbligazioni ex delicto stabilendo che, per le seconde, non valga il criterio dell’individuazione della competenza nel luogo ove l’obbligazione deve essere eseguita, e ciò in applicazione del brocardo ubi lex voluit dixit, ubi noluit tacuit.

Nello stesso senso si è espressa la Cassazione che insegna come l’art. 20 c.p.c.

si applica a tutte le obbligazioni, da qualunque fonte esse provengano, e quindi anche a quelle di origine extracontrattuale; ne consegue che il convenuto in causa di responsabilità aquilina il quale eccepisca l’incompetenza per territorio, ha l’onere di contestare la competenza del giudice adito con riferimento, tra l’altro, ad entrambe i criteri di collegamento prevista dalla citata norma (quello del forum commissi delicti e quello del forum destinatae solutionis), dovendo, in mancanza, ritenersi la competenza radicata presso il giudice adito per inammissibilità della sollevata eccezione, rilevabile d’ufficio anche in sede di legittimità (crf ex multis Cass. Ord. 8590/2002; Cass. 6626/2005).

Ciò premesso, la determinazione del luogo in cui l’obbligazione deve essere eseguita ai sensi dell’ art. 20 c.p.c., passa attraverso un’operazione ermeneutica di qualificazione dell’obbligo sorto a seguito del sinistro: trattasi di obbligazione avente ad oggetto una somma di denaro che, pertanto, deve adempiersi presso il domicilio del creditore al tempo della scadenza ex art. 1182 comma 3 c.c.

In particolare, nell’esaminare la natura del debito dell’assicuratore della R.C. auto, la giurisprudenza di legittimità, ha affermato che:

“in materia di responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore, l’obbligazione diretta dell’assicuratore (o dell’impresa designata alla liquidazione dei danni a carico del Fondo di garanzia per le vittime della Strada) verso il danneggiante ha per oggetto l’indennizzo derivante dal contratto assicurativo; essa, pertanto, anche quando è adempiuta nei confronti diretti del danneggiato ha natura pecuniaria (debito di valuta) e non si trasforma in debito di valore quale è quello del danneggiante assicurato, perché l’iniziativa del danneggiato non ha altro effetto che quello di mutare coattivamente il beneficiario della prestazione dell’assicuratore (Cass. 10817/2004).

Nel caso in esame, dunque, dovendo l’obbligazione di pagamento essere eseguita presso il domicilio del creditore al momento della scadenza e trovandosi detto domicilio in Novara, essendo, inoltre, il valore della domanda stato contenuto nei limiti di competenza per valore del giudice adito, il Giudice di pace di Novara è competente a conoscere la questione.

Aderendo in toto alla tesi attorea sul punto, il GdP ha rigettato l’eccezione avversaria, confermando la propria competenza a conoscere della questione ed affermando che “l’eccezione di incompetenza territoriale formulata dalla convenuta è infondata. L’art. 20 c.p.c. in tema di diritti di obbligazione prevede tra i fori alternativamente competenti, il foro del luogo ove il danno si è verificato e quello del luogo ove l’obbligazione deve essere adempiuta. Trattandosi di obbligazione avente ad oggetto una somma di denaro, ai sensi dell’art. 1182 comma 3 c.c. l’obbligazione dovrà essere adempiuta al domicilio che il creditore ha al tempo della scadenza, vale a dire Novara, dove risiede l’attrice.

Trattandosi, dunque, di foro alternativo, il Giudice di pace di Novara è competente in quanto forum destinatae solutionis”.

Venendo ora, al profilo del merito, il responsabile civile ha sostenuto la non riconducibilità al sinistro delle conseguenze lesive lamentate dall’attrice dichiarando, in particolare, che la stessa avrebbe potuto, al massimo, subire un semplice “colpo di frusta”, ma non anche una lesione alla spalla.

Resisteva la difesa attorea chiedendo l’ammissione di prova testimoniale in ordine alla posizione assunta dell’attrice al momento dell’impatto: ella si trovava alla guida del mezzo, con la cintura di sicurezza allacciata sporta in avanti per verificare l’eventuale sopraggiungere di veicoli e con la mano destra appoggiata sul cambio”: da questa posizione di partenza, è evidente, tutto il peso del corpo risultava sbilanciato in avanti sulla spalla destra che, a seguito dell’urto, ha fatto da leva.

Ciò spiega perché questa zona è stata maggiormente interessata dalle conseguente del sinistro.

Ammessa la prova, il teste confermava la circostanza.

Alla luce di ciò, si chiedeva quindi che, nella formulazione del quesito medico-legale, il Giudice indicasse, tra i parametri da valutarsi a cura del nominando CTU, anche la posizione assunta dal conducente del veicolo tamponato al momento dell’urto.

Dalla relazione peritale emergeva che, alla luce della deposizione testimoniale e delle documentazione in atti, il trauma da contraccolpo alla spalla destra risulta compatibile con la dinamica riferita, non essendo escludibile a priori che la lesione alla spalla destra si possa essere manifestata inizialmente in occasione del sinistro stradale subito, a nulla valendo che l’attrice si fosse recata al PS solo alcuni giorni dopo l’impatto e che in detta sede fosse stata diagnosticata la sola distorsione del rachide.

Su queste premesse, il Giudice ha accolto la domanda di risarcimento, liquidando il danno in base delle risultanze peritali.

(fonte ALTALEX)

 

Cassazione: nulla la CTU se il consulente ha acquisito documenti non prodotti dalle parti

 

Il consulente non può sostituirsi alle parti in violazione dei termini per la produzione di documenti. Ammessa solo l’acquisizione di atti pubblici con funzione di verifica

La Cassazione mette un freno ai consulenti tecnici d’ufficio che, con troppa disinvoltura, acquisiscono dati e documenti che non fanno parte del processo non essendo stati prodotti nei termini dalle parti.
I Consulenti del giudice, spiega la Corte (sentenza n. 12921 del 23 giugno 2015 della terza sezione civile), non si possono sostituire alle parti perché ciò andrebbe a violare i termini previsti per il deposito di documenti.
Così la terza sezione civile della Corte di Cassazione ha respinto un ricorso in cui si lamentava che la corte d’appello aveva ingiustamente dichiarato nulla la consulenza tecnica d’ufficio che aveva acquisito una serie di documenti comprovanti i costi di alcuni lavori perduti e i relativi quantitativi.
Secondo la Cassazione però la corte d’appello ha deciso correttamente di non avvalersi delle risultanze della consulenza tecnica perché i documenti acquisiti dal CTU erano stati a lui trasmessi da una delle parti in violazione dei termini previsti per la produzione documentale.  È corretta quindi la pronuncia di nullità della consulenza tecnica d’ufficio e la inutilizzabilità della stessa e di tutto il materiale acquisito.
Come si legge nel testo della sentenza, il ricorrente aveva fatto riferimento a un principio affermato dalla stessa Cassazione secondo cui “al consulente tecnico è consentito acquisire aliunde i dati necessari per svolgere laccertamento affidatogli (Cass. n. 1901 del . 2010 ed altre)“.
Ma, come spiega la corte,  “è errata l’interpretazione che la ricorrente dà al suddetto principio di diritto in ordine alla possibilità del consulente di acquisire aliunde la documentazione necessaria per elaborare la consulenza.

La giurisprudenza di questa Corte ha più volte affermato che in tema di consulenza tecnica d’ufficio, rientri nel potere del consulente tecnico d’ufficio attingere “aliunde” notizie e dati, non rilevabili dagli atti processuali e concernenti fatti e situazioni formanti oggetto del suo accertamento, quando ciò sia necessario per espletare convenientemente il compito affidatogli, e che dette indagini possono concorrere alla formazione del convincimento del giudice purchè ne siano indicate le fonti, in modo che le parti siano messe in grado di effettuarne il controllo, a tutela del principio del contraddittorio (Cass. n. 13686 del 2001, Cass. n. 3105 del 2004; Cass. n. 13428 del 2008; Cass. n. 1901 del 2010). E tuttavia occorre chiarire entro che limiti è legittimo lesercizio di tale facoltà da parte del consulente e quali siano i dati, le notizie, i documenti che egli può acquisire aliunde. Il criterio guida è che si tratta di un potere funzionale all’esplemento dell’incarico affidato, che non comporta alcun potere di supplenza, da parte del consulente, rispetto al mancato espletamento da parte dei contendenti al rispettivo onere probatorio“.

In buona sostanza il potere di attingere ad dati estranei al processo viene legittimamente esercitato “in tutti i casi in cui al consulente sia necessario, per portare a termine l’indagine richiesta, acquisire documenti in genere pubblici non prodotti dalle parti e che tuttavia siano necessari per portare a termine l’indagine e per verificare sul piano tecnico se le affermazioni delle parti siano o meno corrette (può trattarsi, esemplificativamente, di delibere comunali dalle quali estrarre il coefficiente per determinare il canone di locazione, documentazione relativa ai piani regolatori, dati riscontrabili relativi al valore dei terreni espropriati per verificare che lindennità di esproprio sia stata correttamente quantificata)“.
Il consulente, nel rispetto del contraddittorio, potrà anche acquisire documenti non prodotti che risultino indispensabili all’accertamento di una situazione di comune interesse come ad esempio gli atti di frazionamento che servono ad individuare il confine tra due fondi.
Il consulente tecnico d’ufficio infine, conclude la corte, può acquisire “dati tecnici di riscontro alle affermazioni e produzioni documentali delle parti, e pur sempre deve indicare loro la fonte di acquisizione di questi dati per consentire loro di verificarne l’esatto e pertinente prelievo“.
In buona sostanza l’acquisizione da parte del CTU di dati e documenti che non si trovano nei fascicoli di parte può avere l’unica funzione di riscontro e di verifica rispetto alle allegazioni delle parti.
Per ulteriori dettagli si rimanda alla lettura del testo integrale della sentenza qui sotto allegata.
 

Il risarcimento danni per sinistro stradale include le spese per assistenza legale nell’ipotesi in cui esse siano necessarie.

Il risarcimento danni per sinistro stradale include le spese per assistenza legale nell’ipotesi in cui esse siano necessarie.

Cassazione Sentenza n. 11154/15

 

 

Interessante pronunciamento della Corte di Cassazione (Sentenza n. 11154 del 29/05/2015) in materia di riconoscimento delle spese legali nella trattazione di una pratica di risarcimento dei danni a cose per sinistro da circolazione stradale. Si ricorda che la norma di cui all’art. 9, comma 2, del d.P.R. 18 luglio 2006, n. 254, prevede che non siano divute le spese di assistenza professionale nella trattativa fra danneggiato ed assicurazione. Riportiamo per completezza l’art 9 del  D.P.R.18 luglio 2006, n. 254, il Codice delle Assicurazioni:

Art. 9. Assistenza tecnica e informativa ai danneggiati

  1. L’impresa,  nell’adempimento  degli  obblighi  contrattuali  di correttezza  e  buona  fede,  fornisce al danneggiato ogni assistenza informativa  e  tecnica  utile per consentire la migliore prestazione del servizio e la piena realizzazione del diritto al risarcimento del danno.  Tali  obblighi  comprendono,  in  particolare, oltre a quanto stabilito  espressamente  dal  contratto,  il  supporto tecnico nella compilazione  della  richiesta  di  risarcimento, anche ai fini della quantificazione  dei danni alle cose e ai veicoli, il suo controllo e l’eventuale  integrazione,  l’illustrazione  e  la  precisazione  dei criteri di responsabilità di cui all’allegato A. 2.  Nel  caso in cui la somma offerta dall’impresa di assicurazione sia  accettata  dal  danneggiato,  sugli importi corrisposti non sono dovuti  compensi  per la consulenza o assistenza professionale di cui si  sia  avvalso il danneggiato diversa da quella medico-legale per i danni alla persona.

Tuttavia una esclusione radicale del diritto al rimborso delle spese del professionista porta alla lesione del diritto di difesa riconosciuto dalla Costituzione. In merito alla possibile incostituzionalità della norma la Suprema Corte dichiara che “Le questioni di costituzionalità sono state dichiarate inammissibili in merito a tale articolo in quanto norma regolamentare“.

Provvede, pertanto, direttamente la Corte di Cassazione a fornire una interpretazione costituzionalmente orientata alla norma su indicata.

Ricorda, la S.C. un proprio consolidato principio secondo il quale: “il danneggiato ha facoltà, in ragione del suo diritto di difesa, costituzionalmente garantito, di farsi assistere da un legale di fiducia e, in ipotesi di composizione bonaria della vertenza, di farsi riconoscere il rimborso delle relative spese  legali; se   invece la pretesa risarcitoria sfocia in un giudizio nel quale il richiedente sia vittorioso, le spese legali sostenute nella fase precedente all’instaurazione del giudizio divengono una componente del danno da liquidare e, come tali devono essere chieste e liquidate sotto forma di spese vive o spese giudiziali. (Cass. n. 2275/06, Cass.11606/2005)“.

E’ anche vero, tuttavia, che “quel che rileva ai fini della risarcibilità è unicamente la sussistenza di un valido e diretto nesso causale tra il sinistro e la spesa“.

Conclude la Corte afermando che il risarcimento diretto dei danni a cose per sinistro da circolazione stradale, di cui all’art. 9, comma 2, del d.P.R. 18 luglio 2006, n. 254, non include l’erogazione delle spese per assistenza legale solo nell’ipotesi in cui esse non siano effettivamente necessarie, dovendosi altrimenti reputare la norma, di natura regolamentare, contraria all’art. 24 Cost., con conseguente sua disapplicazione.

 

In allegato la Sentenza della Corte di Cassazione n. 11154 del 29/05/2015:

 

Il Presidente

Dott. Nicola Caccia

 

ESAME CONSAP 2015 – E’ appena stata resa nota la DATA dell’esame scritto: mercoledì 1 LUGLIO, ore 8.30

06/11/2015

La prova di idoneità per l’iscrizione al Ruolo dei periti assicurativi – sessione 2014 – indetta con provvedimento Consap n. 4 del 19 dicembre 2014 avrà luogo presso la “Sala Olimpia” dell’Ergife Palace Hotel, sito in Roma, Via Aurelia n. 617/619, mercoledì 1 luglio 2015, alle ore 8.30.

 

Risarcimento diretto: l’assicurazione paga le spese legali

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Partite iva: novità dal 2015

L’approvazione definitiva della Legge di Stabilità apre le porte a una nuova disciplina per i titolari di partita Iva. Regole da considerare attentamente per poter scegliere se approfittare delle nuove regole o confermare quelle attuali. Nella consapevolezza che anche i prossimi anni non saranno brillanti dal punto di vista economico, per cui è consigliabile prestare grande attenzione nelle scelte economiche.

Nuovo anno, nuove regole
Dal 1° gennaio l’aliquota per chi adotta il regime dei minimi si attesterà al 15%, con un limite di fatturato variabile in virtù dell’attività esercitata: 40mila euro per albergatori, commercianti e ristoratori, appena 15mila per agenti di commercio e professionisti. Un cambiamento che sta creando molte discussioni sui giornali, i siti Internet e i blog perché innova la disciplina che fino a questo momento ha garantito un’aliquota del 5% su tutti i fatturati fino a 30mila euro annui, senza distinzioni di attività. Inoltre, il nuovo sistema sarà inaccessibile per chi ha anche un rapporto di lavoro subordinato, a meno che il cumulo dei redditi delle due  attività non superi i 20 mila euro annui.

Corsa all’apertura per le vecchie regole
L’aumento delle aliquote si applicherà, comunque, solo a quanti apriranno una nuova partita iva, ferma restando la vecchia disciplina per chi è già in attività a fine dicembre. Proprio questo, segnalano gli addetti ai lavori, sta scatenendo una corsa ad aprire la partita Iva entro il 31 dicembre.
In ogni caso va considerato che la nuova disciplina presenta anche dei potenziali vantaggi. In primo luogo potranno accedervi anche coloro che sostengono spese per il personale, per un massimo di 5mila euro all’anno. Inoltre, l’adozione del regime forfettario non precluderà la possibilità di operare con l’estero. Tra i requisiti per l’accesso, inoltre il limite degli investimenti in beni strumentali non sarà più calcolato in termini di flusso sugli acquisti effettuati nel  triennio precedente, ma sul valore degli stessi alla fine dell’esercizio precedente: lo stock così determinato non dovrà superare i 20 mila euro (contro i 15 mila previsti attualmente).  Ma occorre ricordare che nel calcolo dei beni strumentali non vanno considerati gli immobili.

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